Curiosità

Origine del termine

La parola “imprinting”, derivata dall’inglese “imprint” (impronta), è la traduzione inglese del termine tedesco Prägung utilizzato da Konrad Lorenz per definire una particolare modalità di apprendimento che può avvenire solo nelle prime ore (entro le 36 ore) dopo la nascita.

Caratteristiche dell’imprinting

L’imprinting non è un comportamento innato ma neppure una forma di apprendimento possibile durante tutto l’arco della vita: esso ha caratteristiche intermedie, poiché rimane legato sia alle informazioni che il nuovo nato riceve dal mondo esterno sia alla predisposizione genetica, con una sorta di “finestra” temporale durante la quale il suo sistema nervoso è sensibile a “stampare” l’immagine del genitore o di chi viene riconosciuto come tale.

Appena nati, gli animali possiedono in diverso grado una rappresentazione a livello di sistema nervoso che consente loro di riconoscere gli individui della propria specie. L’imprinting serve a completare questa rappresentazione. Più la rappresentazione è dettagliata, meno ci sarà bisogno di imprinting.

L’imprinting non si manifesta solo negli uccelli, ma anche nei mammiferi ed è molto importante per l’adattamento dell’animale da adulto: il primo essere con cui il piccolo avrà contatto (generalmente la madre, o comunque un altro esemplare della stessa specie) gli garantirà maggiori possibilità di sopravvivenza. L’imprinting è importante per ogni fase della vita successiva: i cuccioli, in età infantile, infatti, imparano a quale specie appartengono e quindi iniziano a rapportarsi sin da piccoli con i loro simili. L’imprinting è presente, seppure con un peso inferiore, anche nell’uomo.

Questo fenomeno influenza molto il comportamento dell’animale che ne sarà interessato per tutto il resto della sua vita. Le modalità di ricerca del partner e dell’accoppiamento, della vita di relazione, e della ricerca del cibo fanno affidamento anche sulla buona riuscita dell’imprinting.

L’imprinting può essere riconosciuto anche negli umani, in una forma diversa ma pur sempre simile.

È possibile quindi influenzare le tendenze e il carattere di un individuo gestendo entro certi limiti l’imprinting, a conferma che le informazioni e le “impressioni” ottenute in tenerissima età, in questo caso nei mammiferi, possono poi essere recuperate in età adulta e permettere un apprendimento molto più rapido e duraturo